Focus con Rosario Pelligra, l'intervista al presidente del Catania

Petto in fuori... Di Tacchio

Di Tacchio

L’avvicinamento del Catania verso la sfida contro l’Avellino e verso il finale di stagione vive di una certezza che si chiama Francesco Di Tacchio. Senza lesa maestà nei confronti di chi ha tirato la carretta durante l’assenza del numero sette, il suo rientro dal primo minuto rappresenta la notizia più importante per i tifosi rossazzurri, paragonabile solamente a quella relativa al recupero di Inglese. Il perché è presto detto e riguarda l’ossatura centrale creata dalla linea Dini-Di Gennaro-Di Tacchio che quando verrà completata da Inglese potrà essere il punto di forza degli etnei e la primaria preoccupazione per gli avversari.

Nelle 12 circostanze in cui Di Tacchio è sceso in  campo il Catania ha conquistato 6 vittorie e 2 pareggi, dimostrazione, anche questa, dell’importanza della sua presenza. Ecco proprio questa è una caratteristica peculiare del centrocampista, cioè fare sentire la sua presenza sia ai compagni infondendo sicurezza, sia agli avversari incutendo timore reverenziale, così come avvenuto a Trapani. Altra peculiarità di Di Tacchio che è venuta meno in sua assenza è la pressione senza palla in verticale, una dote vista ad inizio anno e che ha condizionato in senso positivo tutto l’atteggiamento della squadra. Gli altri colleghi di reparto, eccezion fatta per Sturaro (ma anche lì l'assenza fa la differenza) fanno un lavoro maggiormente dedicato al ‘volume’, più di posizione, ed è proprio per questo che l'ex Ascoli risulta ancor più indispensabile. Insomma Di Tacchio è il classico leader solido e temibile che non si tira indietro ma anzi trascina i compagni. La meta finale ancora è da scoprire ma è certo che trascinerà i compagni verso l'obiettivo del massimo impegno e del classico “sudare la maglia”