Dal bus scoperto ad oggi...

Non sembrano passati, due anni. Se chiudiamo gli occhi è vivida, sembra ieri, l’immagine di Lodi che al 95’ su rigore piega la Cittanovese; il piccolo esodo a Canicattì la settimana dopo per la matematica promozione tra i professionisti, il bus scoperto la sera stessa con migliaia e migliaia di tifosi in piazza Europa. Ad alcuni sembrava un po’ troppo, ma troppa era la fame dopo tanto digiuno o digestione di cibo avariato. Il problema è che non si festeggiava la vittoria di un campionato (scadente) di D, ma un imminente futuro roseo: un futuro che sembrava ineluttabile, tristemente simile ai festeggiamenti di 5 anni ancora precedenti, nonostante la consapevolezza di una Serie C complicata come si è poi rivelata.
Eppure il tempo è trascorso, tante cose sembrano essersi fermate a quel 19 marzo 2023. Le promesse, sono ancora rimaste tali: discorso stadio da 50.000 posti a parte, il centro sportivo, i progetti sul settore giovanile, Nesima che dopo due anni vede solo un bando ancora fermo per la sua sistemazione, la sostenibilità allegata alla competitività. Dal punto di vista strutturale insomma nulla, se non un downgrade dato dall’accontentarsi del Cibalino/Massimino come campo di allenamento: tutto molto “ino”, sì. O forse è cambiato molto, con due direttori sportivi, più di 60 giocatori, 4 allenatori. E’ arrivato un trofeo, è vero, una salvezza all’ultima giornata, dei play-off giocati alla canna del gas, incertezze amministrative umilianti, mercato incompleto, mortificando anche il tentativo di vera sterzata con il duo Faggiano-Toscano. Confusione: forse la parola che lega questi due anni di Catania FC, ancora privo del suo logo. Giri di campo con pugno alzato, pochi, soldi spesi tanti: ecco, 17 milioni di euro spesi per ottenere quasi nulla.
E qui serve la lucidità nell’analisi: 10.600.000€ sono un’aggravante o un merito perlomeno sulla bontà dell’investimento? Il mercato dell’ultimo gennaio e l’immobilismo formale su Torre del Grifo suggeriscono anche qui ridimensionamento. La parola che fa paura. In un comparto di club sostenibile, le cose vengono gestite bene e con lungimiranza per spingere la squadra a dare più del massimo; oggi, al Catania, la squadra deve dare più del massimo per spingere la società a gestire le cose bene e con lungimiranza. Potrà funzionare? Potrebbe. Con il lavoro di un direttore sportivo, non esente da errorini, purtroppo tenuto lontano da questioni di salute ma ora tornato; con un tecnico forse non abituato a gestire le grosse difficoltà ma vincente; con una squadra in salute ed isolata da ciò che non si riesce ancora ad aggiustare all’esterno. Le cose continuano a cambiare, ma per cambiare qualcosa? Lodi non fa più parte della società, qualunque fosse il suo ruolo. Il toto dg continua con Grella impegnato a scegliere il profilo giusto per rapporto qualità-prezzo. Il chiacchiericcio su Torre del Grifo verrà spento con un’offerta reale? La speranza basilare è che questi due anni possano comunque servire a crescere, ad individuare le incertezze per correggerle, e per rendere la proprietà Pelligra vicina a quella che si era creata nell’immaginario comune due anni fa.